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Luffa cilindrica: la spugna che preserva i mari

La Luffa è una pianta originaria dell’Asia che da diversi anni viene coltivata anche nell’Italia meridionale. Appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee, la stessa famiglia delle zucchine ma a differenza di queste ha un portamento rampicante, arrivando a coprire una superficie anche di cinque metri. Pur avendo frutti commestibili se colti precocemente, la pianta è nota ed apprezzata principalmente come spugna vegetale. Il frutto infatti, a completa maturazione, si disidrata perdendo gran parte del peso e ciò che resta è esclusivamente il corpo fibroso che costituisce la spugna.

Il genere Luffa è costituito da più specie con diversa morfologia di frutti. La specie da noi presa in esame è la L. cylindrica, meglio nota anche come Luffa aegyptiaca.  Negli ultimi anni il mercato italiano deve far fronte ad una domanda in crescente aumento per questo prodotto, che rispecchia la rinnovata sensibilità del consumatore sempre più coinvolto dall’impatto ambientale insito nel processo produttivo e nella fase di smaltimento a fine vita del prodotto. L’Egitto risulta tra i più grandi produttori di questa pianta, di cui esportano perlopiù il prodotto finito: le spugne vegetali. La Luffa infatti, una volta essiccata, viene impiegata per la cosmesi naturale, l’igiene del corpo, la detergenza ecologica della casa, delle stoviglie e per la pulizia di superfici più delicate come per esempio vetri e carrozzerie di automobili. Difatti si è dimostrata resistente ai tensioattivi ed ai prodotti chimici comunemente utilizzati per l’igiene della casa.

Si tratta si un prodotto ecologico, naturale, compostabile – basta gettarla nell’umido ad esaurimento del ciclo di vita – multiuso, potendo essere messa in lavatrice per tornare come nuovo. Inoltre essendo un prodotto di origine vegetale, la sua domanda sul mercato è rivolta a quelle fetta sempre più ampia di consumatori che la preferiscono alle tradizionali spugne marine, con ricadute positive sulla tutela dell’ecosistema marino.

Per ottenere una spugna vegetale di Luffa occorre prendere un frutto essiccato, sbucciarlo dalla cuticola esterna, svuotarlo dai numerosi semi in esso contenuti e tagliarlo nel punto di nostro interesse, a seconda della zona più o meno fitta e morbida del frutto. Alcune zone, come per esempio l’estremità finale del frutto, sono ottime per realizzare spugne che richiedono una certa facilità di presa, ottime per eliminare lo sporco ostinato o per la pulizia delle stoviglie. La parte centrale invece è molto grande e permette di realizzare grosse spugne per il corpo, per la pulizia di grandi superfici o fette di spugna da utilizzare come esfolianti per rimuovere la pelle morta. Se si tagliano invece le fibre in modo longitudinale, soprattutto nella parte più morbida, si possono ottenere dei comodi dischetti per viso, ottimi come struccanti. Queste zucche potranno avere addirittura applicazioni biotecnologiche. Difatti la loro struttura reticolata fibrosa, dall’elevata porosità (79-93%) e dalla densità molto bassa, la rendono adatta per l’immobilizzazione cellulare.
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Una rivoluzione silente è iniziata: vuoi partecipare anche te?

Per me l’Acquaponica è un’opportunità inestimabile per ridare dignità al lavoro, superando al contempo la dicotomia lavoro/salute e ambiente. La mia rivoluzione silente parte da qui; e la vostra?

<<I media, i politici, i genitori, gli insegnanti, gli anziani, i giovani, non fanno che ripetere che “ci hanno rubato il futuro”. Che poi verrebbe da chiedersi chi ha la responsabilità di questo ladrocinio.
Ognuno scarica la colpa sull’altro. I partiti sull’opposizione, i genitori sugli insegnanti e questi sui politici, i giovani sugli anziani e questi ultimi ci definiscono bamboccioni, reticenti al cambiamento. Il capro espiatorio per antonomasia comunque rimane l’immigrato: “lo straniero che ci viene a fregare il lavoro”.

La cosiddetta Generazione Y  vede nell’imprenditoria sociale l’unico mezzo per portare avanti una rivoluzione culturale che non determini depressione economica e violenza. Sono molti i giovani che nell’acquaponica intravedono le potenzialità di un’innovazione sociale ad ampio spettro, perché rappresenta uno dei tanti passi verso la realizzazione di comunità autosufficienti, non solo a livello energetico, ma anche in una produzione alimentare sostenibile. È una tecnologia alla portata di tutti che contribuirà a creare quei cerchi oceanici che teorizzava il Mahatma Gandhi nella sua visione economica: “realtà costituite da comunità di individui integrate in comunità sempre più ampie, fino a comprendere l’intera umanità.”>>

L’articolo di Giulia Di Crescenzo e la visione sociale innovativa dal punto di vista dei giovani.

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Utilizzo e redditività dell’Acquaponica in progetti sociali

Studio Acquaponica sociale lavoro e occupazioneSegnaliamo questo studio italiano, al quale ha direttamente collaborato il nostro direttore, riguardante la redditività ed opportunità di un impianto acquaponico commerciale per dare lavoro e dignità a persone svantaggiate. A cura del Ministero italiano dello Sviluppo Economico e di Invitalia.

Studio di fattibilità per un’agricoltura sociale ed ecosostenibile attraverso l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati nell’ambito delle tecniche innovative in agricoltura

 

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Lavorare e guadagnare con l’Acquaponica

Zafferano in acquaponicaLe opportunità produttive offerte dell’Acquaponica sono innumerevoli consentendo a chiunque di allevare per il mercato alimentare e quello ornamentale (in Acquariologia e per il settore vivaistico) pesci e gamberi sia di acqua dolce che salata, oltre a poter coltivare in contemporanea specie vegetali commestibili e ornamentali anche di alto valore economico.

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Acquaponica. Un’opportunità della ricerca: la spigola in acqua dolce

Modulo acquaponico marino sperimentale con agretti coltivati con spigole

Modulo acquaponico marino sperimentale con agretti coltivati con spigole

La ricerca di base prospetta ad ognuno di noi un promettente futuro. Il nostro Paese non ha una gran nomea quando si parla di investimenti pubblici e privati nella ricerca. Le nostre eccellenze scientifiche infatti devono emigrare all’estero per trovare maggiori riconoscimenti che si traducano in una certa stabilità economica con cui avanzare nel proprio lavoro. I “profani” del settore poi non si rendono conto dell’urgenza di un indice di spesa dedicata alla ricerca, in particolare in un momento come questo in cui la crisi economica miete molte vittime…

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Come non scialacquare l’oro blu per mangiare? L’Acquaponica è la risposta

L’acqua è alla base della produzione alimentare e quindi la sua presenza è una condizione obbligatoria per la nostra sopravvivenza. Se la siccità e l’inquinamento delle falde acquifere stanno contribuendo alla decimazione dei raccolti nel nostro Paese, l’unica soluzione per sopravvivere è sfruttare le innovazioni in questo campo per reagire. LAcquaponica rappresenta una risposta concreta alla portata di tutti per far fronte a queste calamità naturali. Essendo un sistema a ricircolo idrico, che si basa sul mantenimento di certi equilibri fra pesci o gamberi e vegetali e di parametri chimico-fisici naturali,  coltivando e allevando in Acquaponica si arriva a risparmiare il 90% d’acqua. L’acqua infatti che viene usata per nutrire le piante e per allevare i pesci è sempre la stessa, in un ciclo continuo. Questo metodo potrà rivelarsi un’ancora di salvezza in quelle zone in cui la qualità chimico-fisica dell’acqua è contaminata da inquinanti industriali o scarichi tossici vari. Laddove, insomma non ci sono le condizioni in termini biosicurezza ambientale per svolgervi attività di  agricoltura, acquacoltura e pesca.

A questo proposito, sono fondamentali le attività di monitoraggio e  controllo quotidiano dei parametri chimici dell’acqua che verrà  introdotta nell’impianto acquaponico. Gli operatori che si dimostreranno ligi nell’esecuzione di questo compito, di certo verranno premiati con floridi raccolti biologici e con una sensibile riduzione del tasso di mortalità dei pesci o gamberi allevati. Questo principio di precauzione costituisce la base per garantire la  riuscita di un prodotto agroalimentare ed ittico sano.

Nel mio progetto di Acquaponica rooftop i parametri che vengono controllati con maggiore frequenza riguardano la concentrazione di nitriti (velenosi per i pesci e i gamberi) e di nitrati (necessari ad una florida crescita vegetale); oltre che la temperatura. Quest’ultima non deve superare il limite di soglia dei gamberi e dei pesci allevati. La quantità dei nitriti e dei nitrati disciolti nell’acqua può essere misurata con kit colorimetrici molto semplici da usare. I nitriti sono il risultato delle sostanze di scarto prodotte dai pesci e dai gamberi (feci, urina e mangime non assimilato) che contengono principalmente ammoniaca. Quest’ultima è una molecola letale per la vita  acquatica anche in piccole concentrazioni. Mentre un’alta concentrazione di nitrati favorisce la crescita delle piante nel letto di crescita sovrastante la vasca di allevamento.

Queste considerazioni sono essenziali dal momento che ci troviamo faccia a faccia con una svolta epocale.
Fino ad oggi abbiamo potuto contare sui fiumi, i laghi, i pozzi per irrigare le coltivazioni, abbeverare il bestiame, pescare e così via. Tutte queste possibilità però sono in rapido declino a causa della costante siccità.

Se vogliamo che il Made in Italy sopravviva a questa catastrofe ambientale dobbiamo riqualificarci professionalmente. Non possiamo più puntare sui fondi di solidarietà o sugli aiuti della Comunità Europea – i cui Paesi Membri stanno comunque patendo come noi la scarsità di  risorse idriche territoriali. L’Acquaponica è un sistema che già in Inghilterra, in Germania, in America, in Australia, a Gaza…stanno impiegando per riqualificare capannoni in disuso in zone industriali e portare la produzione agroalimentare ed ittica nelle affollate metropoli. Imprese di questo tipo sono perfettamente ascrivibili nel discorso più generale della  circular economy, che vede nelle sostanze di scarto materia prima da rielaborare per un nuovo ciclo.

 

Schema del principio acquaponico

 

Lo stesso approccio metodologico lo ritroviamo nei requisiti per  partecipare ai bandi europei di finanziamento per l’Acquacoltura, la  Pesca e l’Agricoltura. Questi ultimi promuovono progetti che pongano al centro delle loro pratiche produttive o di ricerca, tecnologie che consentano di usare in maniera sostenibile le risorse naturali idriche ed energetiche per non depauperarle ulteriormente. Quindi, nel caso dell’Acquaponica, i sottoprodotti del metabolismo animale diverranno – grazie a popolazioni batteriche insediatesi nel letto di crescita – preziose materie prime per rinnovare il ciclo di produzione.

Ogni anno vengono aperti i bandi pubblici nelle singole Regioni  italiane. I fondi stanziati sono indirizzati allo sviluppo di iniziative  di ricerca o produttive che mirano a garantire nei Paesi Membri della UE la sostenibilità economica, ambientale e sociale nell’ambito della Pesca ed Acquacoltura nonché in Agricoltura.

Per il lettore interessato a conoscere quali siano questi bandi:

– Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca FEAMP  2014/2020 rappresenta lo strumento finanziario per i settori della Pesca e dell’Acquacoltura nell’UE.

– Il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale FEASR 2014/2020 o Programma di Sviluppo Rurale PSR è stato istituito per migliorare la competitività dell’agricoltura, per rendere sostenibile la gestione delle risorse naturali e sviluppare azioni per il miglioramento climatico.

Consiglio sempre di consultare il sito web della Regione di appartenenza per scaricare il bando FEAMP o FEASR aperto oppure per conoscerne la data della prossima apertura. Nel bando sono riportati i requisiti richiesti per l’ammissibilità della domanda di finanziamento. È importante presentare un progetto tecnico coerente con i requisiti e che promuove la sostenibilità ambientale, con un’attenzione particolare al risparmio e ricircolo delle risorse idriche. Il progetto deve essere sempre accompagnato da un business plan contenente un’analisi economica dei costi di avvio e di esercizio ed una previsione dei relativi ricavi, dimostrando in questo modo che il progetto è in grado di essere indipendente finanziariamente dopo i primi anni.

Quindi per concludere, vorrei riprendere quello che io considero essere il più importante messaggio che gli antichi romani ci hanno tramandato con le loro imprese ingegneristiche. L’acqua è l’oro blu di tutti. Non  possiamo farne a meno. Non possiamo vivere senza. Dobbiamo costruire anche noi qualcosa di così concreto e durevole che ci permetta di non sprecarla ulteriormente. Qualcosa di cui ci ringrazieranno le generazioni future, come noi con gli antichi romani che hanno portato l’acqua nelle città.

Dr. Davide Di Crescenzo

Articolo pubblicato su Pesceinrete.

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