Si è concluso ieri presso Rimini Fiera il III. Forum sulla Pesca e Acquacoltura nel Mediterraneo, organizzato dalla Camera di Commercio di Rimini in collaborazione con ICE, con lo scopo di promuovere lo sviluppo e il miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei Paesi che s’affacciano sul Mediterraneo attraverso più proficue relazioni con l’Italia.E proprio per stringere affari sono state organizzate da Camera di Commercio e Rimini Fiera due giornate dedicate esclusivamente ai Business Meeting ai quali hanno partecipato in tutto 30 imprese italiane e 35 operatori economici di Algeria, Libia, Marocco, Tunisia e Turchia, appartenenti alla filiera della pesca, in particolare ai settori: pesca e acquacoltura; trasformazione e conservazione prodotti ittici; mangimi; impiantistica; investimenti, per un totale di circa 230 incontri bilaterali che hanno lasciato molto soddisfatti gli interessati.
Il Forum si è tenuto in un momento storico molto importante per la pesca e l’acquacoltura nel Mediterraneo, in cui è in atto la discussione sullo stato della filiera e sugli scenari per una possibile e necessaria gestione comune della pesca nel Mediterraneo.
Di questo si è dibattuto all’interno del convegno svoltosi domenica 5 febbraio alla presenza, fra gli altri di Massimo Coccia, Presidente Federcoopesca; Manlio Maggioli, Presidente della Camera di Commercio di Rimini, Laura Testaguzza di I.C.E. Roma.
Tra gli interventi, si sono segnalati quello di Giampaolo Buonfiglio, Presidente dell’Associazione Generale Cooperative Italiane AGCI Pesca, che ha evidenziato come attualmente non esista un piano europeo di gestione della pesca. Esistono piuttosto, ha sottolineato, politiche europee, e politiche nazionali, che non si integrano necessariamente tra di loro: "Occorre predisporre misure che preservino alcune specie, quelle soggette ad uno sforzo di pesca eccessivo, e che queste vadano applicate unitariamente, non unilateralmente. E nessun sistema di controllo può valere in mare, più di un autocontrollo: un sistema di regole condivise da tutti".
Mourad Kahoul, Presidente dell'Associazione Medisamak, ha riflettuto sull’impossibilità, secondo lui, di lavorare per uno statuto standard che regoli la pesca in UE, perché, ha detto, "un pescatore del Mediterraneo non può essere paragonato al pescatore del Nord. C’è differenza tra il Mediterraneo e il Mare del Nord: se accettassimo uno statuto standard noi decreteremmo la morte del pescatore mediterraneo". Kahoul ha concluso ricordando un altro grave problema del Mediterraneo: la pesca illegale.
Favorevole invece ad una gestione comune della pesca nel Mediterraneo è stato , Corrado Piccinetti, Direttore del Comitato Scientifico del Consiglio Generale della Pesca nel Mediterraneo CGPM, che nel suo intervento ha evidenziato la necessità di un coordinamento a livello internazionale.
Fonte:Romagna Oggi