Fin dall’antichità il cammino della civilizzazione dell’uomo è andato di pari passo con l’adozione di tecniche di coltura dei terreni (agricoltura), di addomesticamento di taluni mammiferi e di accrescimento controllato (allevamento) di specie animali dalle quali ricavare carne, uova, latte e pelli. Per lo sfruttamento dei mari e dei bacini d’acqua dolce invece è stato preferita una attività simile alla caccia, ossia la pesca. Solo in determinate aree geografiche e in taluni periodi si è ritenuto opportuno controllare gli organismi acquatici in forme di allevamento, in genere complementari alle pratiche agricolturali.
Nell'ultimo secolo, ed in particolare negli ultimi 30 anni, l’acquacoltura è sembrata una pratica sostenibile, anzi, necessaria per l’ottenimento di proteine animali che la pesca non è più in grado di assicurare a causa dello sfruttamento indiscriminato delle risorse oceaniche, in passato ritenute abbondanti e riproducibili all'infinito: le tecniche di pesca hanno incrementato la produttività ma sono state spesso incuranti delle conseguenze nel medio-lungo periodo; ciò ha notevolmente impoverito i mari, con gravi conseguenze economiche per i pescatori e con frequenti crisi alimentari per quanti trovano sostentamento dalle proteine di pesci, crostacei e molluschi. La crisi della pesca, la crescente domanda di proteine animali, i progressi tecnico-scientifici hanno quindi favorito l'affermarsi dell'acquacoltura come valido complemento della pesca in ogni parte del mondo.
Con questo lavoro si cercherà di analizzare l'attuale consistenza del settore acquacoltura in Italia, tenendo presente che esso rientra nella più vasta filiera che comprende anche la pesca e non ci si limiterà allo studio della produzione ma verranno approfonditi alcuni aspetti economici, tecnici e giuridici che stanno a monte e a valle della fase produttiva, onde comprendere le potenzialità di sviluppo nel futuro dell'intero comparto.
La ricerca di dati e informazioni su produzione, consumi e prezzi ha richiesto la consultazione di svariate fonti, talvolta in contrasto tra loro, a volte anche imprecise perché ancora oggi manca una organizzazione nazionale che riesca a raccogliere dati certi e sia in grado di pubblicarli tempestivamente; meno problematica è lo studio degli aspetti biologici e tecnologici, portati avanti sia dalle strutture universitarie sia da aziende private.
La tesi si compone di cinque capitoli: nel primo verranno date alcune definizioni di base per spiegare i fondamenti dell'acquacoltura; nel secondo capitolo vengono presentati in modo sommario i dati riguardanti il peso dei prodotti ittici nel mondo e i dati salienti della pesca, della acquacoltura e degli scambi commerciali nel Mondo e nell'Unione Europea; nel capitolo tre viene studiata la filiera ittica in Italia, ponendo l'attenzione sul peso che i prodotti dell'acquacoltura hanno conquistato nell'ambito del settore; nei capitoli quattro e cinque si passa allo studio delle singole specie ittiche allevate in Italia. Questa impostazione consente di apprezzare le differenze, a volte consistenti, nella entità e nell'andamento di produzione, consumi e prezzi delle varie specie, peculiarità che, per chiarezza espositiva, è opportuno valutare separatamente.
GIANLUCA PANICCIA, aprile 1998