Earthkeeper on the water e l’Acquaponica

DiRedazione AquaGuide

Earthkeeper on the water e l’Acquaponica

earthkeepers on the water - AcquaponicaINTERVISTA SUL SITO DELLA TIMBERLAND DEDICATO A CHI SI OCCUPA DI ACQUA E DELLA SUA VALORIZZAZIONE/PROTEZIONE

Un viaggio unico per incontrare un’Italia positiva e innovativa. I suoi abitanti sono gente un po’ fuori, che vive, lavora e si diverte a stretto contatto con l’acqua.
E se ne prende cura.

***Aquaguide, nuove forme (sostenibili) di agricoltura e allevamento***

“Parlare con Davide vuol dire parlare con un esperto. Un professionista che ha perfezionato una tecnica fino a diventarne maestro, cercando di farla avanzare ancora e ancora. Un Earthkeepers, insomma.

Davide è il direttore di AquaGuide, una società che lavora con il metodo dell’acquaponica e cerca di promuoverlo in Italia.

«La nostra tecnica viene spesso percepita come qualcosa di fantascientifico», dice, «ma non è così. È qualcosa di molto semplice».
Si prende l’itticoltura (l’allevamento in vasca di pesci), lo si unisce con la coltivazione idroponica (la coltivazione di frutta e verdura senza terra) e si ha l’acquaponica.
In sostanza: gli scarti dell’allevamento dei pesci diventano sostanze nutritive per le piante, coltivate in grandi cassoni e senza bisogno di terriccio. Le piante assorbono le sostanze nutritive dall’acqua, la depurano e la filtrano, permettendo di riusarla per i pesci. Un ecosistema quasi perfetto e altamente sostenibile. «E il riutilizzo di acqua può arrivare fino al 99%».


Davide, insieme ai colleghi e alle colleghe di AquaGuide, si dà da fare per insegnare l’acquaponica nel nostro Paese e sensibilizzare sui temi dello sfruttamento del mare. «Noi di AquaGuide ci ispiriamo all’esempio dei giapponesi, che sono diventati coltivatori del loro mare».

I dati della FAO, racconta Davide, parlano chiaro sul futuro. Nel 2013 in soli 4 mesi abbiamo consumato “virtualmente” il pescato di un anno dei nostri mari. Vuol dire che tutto il resto dei consumi dovranno essere sostenuti con l’importazioni dall’estero. «L’87% delle spigole che mangiamo arriva da fuori. Ed è assurdo per un Paese circondato dal mare».

L’acquaponica potrebbe risolvere il problema, creando nuovi allevamenti di pesci sostenibili e, al contempo, producendo frutta e verdura. «In un anno», ci dice Davide «facciamo fino a 10 raccolti di insalata. O 5 di pomodori».
I segnali sono incoraggianti: il settore, anche in periodo di crisi, continua a crescere. E sono nati impianti di acquaponica a Berlino e a Basilea, che producono cibo in città e letteralmente a chilometri zero.

Nel loro piccolo, Davide e i suoi stanno facendo grandi cose. Sul sito di AquaGuide si possono seguire corsi di acquaponica, per imparare il mestiere e aprire un impianto. E il successo è notevole: «abbiamo avuto un allievo persino dalle Hawaii. Ha seguito due corsi perché vorrebbe creare un impianto di acquaponica alle pendici di un vulcano».

L’essere un po’ fuori, pensiamo, dev’essere qualcosa che unisce tutti gli appassionati di questa tecnica.”

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