La Risposta dell’Acquaponica al Grido di una generazione senza Futuro, che vuole ritrovare le sue Radici

DiRedazione AquaGuide

La Risposta dell’Acquaponica al Grido di una generazione senza Futuro, che vuole ritrovare le sue Radici

L'Acquaponica e i giovani per riappropriarsi del proprio futuro“Oggi ho deciso di non pubblicare alcuna notizia relativa alle innovative applicazioni del sistema acquaponico che vengono realizzate nei più svariati ambiti della vita sociale e lavorativa dell’uomo a livello internazionale. Ci sarà tempo e luogo per poterne discutere, ma oggi ho bisogno che sia la mia voce in rappresentanza del muto Grido di Disperazione e di Paura che una minoranza della mia generazione trattiene per non trovarsene sopraffatta.

E’ da una decina d’anni o più, che i “grandi”, gli artefici di: questo stravolgimento dei valori, della fatiscenza economica, del decadente cinismo conformista con cui ci educano per dover mai incorrere nel rischio di dover affrontare le scriteriate fantasie di una mente delirante del proprio giovanile ardore. La maggioranza dei giovani che non vi sono mostrati dall’astuto e manipolatore occhio dei media, esiste più per inerzia che per vera volontà, perché adattatosi ad una condizione di misera subalternità che essa considera imprescindibile alla propria esistenza. I tanti giovani di cui si legge o si sente con amarezza il suicidio perché non trovavano lavoro, perché non vedevano una luce alla fine di quel lungo impenetrabile tunnel, sono gli stessi che per troppi anni hanno rimandato il rito di passaggio verso l’età adulta che è designato dall’apertura e degli occhi e dal primo vagito. Non vorrei risultare troppo astiosa nei loro confronti, ma covo in me, come tanti altri, una rabbia cieca che irrompe bruciante nel mio Sogno di un futuro nel mio Paese, a cui la mia stessa generazione sta dando l’ultimo fraudolento addio perché non serba in sé il coraggio per rischiare, di credere che si possano cambiare le regole di un gioco arcaico, che non è più a misura delle nostre aspirazioni, del nostro modo di cogliere le mutevoli ed imprevedibili sfaccettature del mondo.

A questo punto, piuttosto ingenuamente, molti di voi si chiederanno: -Sì, ma cosa ha a che fare questo con l’Acquaponica? – e soprattutto – Che rapporto di contiguità sussiste fra la divisione che scinde in più fazioni, la gioventù attuale che dovrebbe mirare al perseguimento di una nuova Alba?

Vi assicuro che non sono domande la cui risposta possa risuonare così scontata e soprattutto possa esaurirsi sul mero piano retorico; ma proverò comunque a farlo.
Molti degli articoli che fino adesso abbiamo pubblicato, raccontavano le storie di persone comuni, senza nulla di speciale, a parte l’audacia di seguire un’intuizione.
Nella società odierna, che premia il conformismo conservatore e punisce la diversità innovativa, non è poi così banale e priva di conseguenze, anche a livello di pressione sociale a cui ci si sottopone, l’ardita scelta di investire i nostri sudati risparmi, non nell’apparente certezza del semi-divino nome di una qualche ombra in Borsa, bensì nella responsabilità di una propria folgorazione. Non più succubi dei sussulti imprevedibili e ingovernabili di un sistema che sta esalando il suo ultimo rantolo, ma sovrintendenti in prima persona della costruzione del proprio Futuro e di quello della progenie. Questo è l’Acquaponica. Un modo per ridivenire autosufficienti, riportando la percezione dei nostri giorni alla loro vera misura. Ricordandoci di quanto effimere e vane possano risultare le nostre corse, il nostro frenetico affaccendarsi per un riconoscimento ufficiale ( e monetario) del nostro lavoro, nel momento in cui non possiamo nutrire i nostri cari perché le risorse a nostra disposizione sono state completamente prosciugate.
Quella minoranza di cui vi parlavo e alle cui mute Urla di Ira, di Frustrazione, ma anche di Speranza, tento nel più patetico dei modi di dare una Voce, non li potete scorgere nel gruppo di manifestanti che imperversano nelle piazze del nostro bel Paese corrotto; né tantomeno nelle tribune degli stadi a gridare cori razzisti rivolti agli avversari. Non li vedrete per le strade il sabato pomeriggio ad affogare la noia e la solitudine in acquisti superflui e costosi che li abbagliano con i loro sgargianti colori illusori; e certo non li troverete mai nelle loro belle case borghesi a sedarsi, imboccati non-stop dalle serie americane e reality show intenti a somministrare, al suscettibile pubblico, le pillole di felicità di cui è dipendente. Le loro foto non saranno pubblicate fra le notizie di rilievo sulle prime pagine dei giornali, al massimo sarà dedicato loro e alle loro iniziative un minuscolo ritaglio di una sezione dedicata alle “Buone notizie” o alle “ Innovazioni”. Insomma, di loro e di quello che stanno facendo, per non soccombere alle funeste previsioni di un Sistema che ci dà già per vinti, potrete sentire solo se avrete cura di tendere l’orecchio, isolando dalla caotica cacofonia antistante: il respiro ansimante, le lacrime esauste, le risate innocenti, il trepidare delle mani che ritrovano il loro originale contatto con la terra o con la materia che ne fa le veci. Questi giovani stanno “tornando alla terra”, portando con sé: il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze pregresse, la propria tenacia, l’umiltà della consapevolezza degli errori che li precedono, e soprattutto la fiducia nella realizzabilità di un mondo diverso in cui solo il Rispetto dell’Equilibrio garantirà il successo di un progetto. Perché l’Acquaponica, come altri sistemi innovativi di agricoltura significa anche questo: Meritocrazia. Un progresso eco-sostenibile che definisca una nuova scala di valori che si distacchi totalmente da quella immolata al Consumismo scellerato che scandisce ogni secondo delle nostre relazioni, non solo interpersonali. Il sistema acquaponico è un cosiddetto sistema anti-truffa perché stavolta, se osi fare il furbo con Madre Natura per eliminare la concorrenza, la sua vendetta sarà immediata e inesorabile. Non ci sarà, come succede a livello mondiale, da attendere decadi per constatare sulla nostra pelle le conseguenze catastrofiche della nostra avidità. L’Equilibrio va mantenuto, sempre e comunque, perché esso partecipa alla salvaguardia della nostra specie. Questo andrebbe insegnato ai bambini e agli adolescenti a scuola. A cosa serve imparare a memoria tutte quelle nozioni di Biologia, Chimica, Fisica e Matematica, se poi a livello pratico, nella concretezza della nostra quotidianità non c’è disposta la possibilità di “toccare con mano” le leggi che reggono questo mondo?
Non ci lamentiamo poi, se le nuove generazioni crescono inette e ignoranti, incapaci di dare valore al lavoro del contadino che coltiva i pomodori o dello scienziato che cerca una cura per il cancro. Non meravigliamoci allora che i calciatori vengano reputati come divinità, a tal punto da guadagnare molto di più di quanto un semplice medico possa mai sognare.
Ciò che davvero mi lascia sconcertata è questo slogan che ci ripetono con tanta petulanza ancor prima di finire il liceo: “ Il lavoro non c’è!”. Ebbene, non so in quale mondo viva chiunque creda così ciecamente nella veridicità di questa frase. Ciò che mancano sono i soldi, perché chi ne ha ( e ne ha tanti ) vede bene di tenerseli stretti, e anzi, di accumularne altri a spese di chi già ne ha pochi per garantire il sostentamento proprio e, in caso, della propria famiglia. Di lavoro ce ne è anche troppo. C’è tutto da ricostruire da capo, e nonostante non possa fare una colpa ai genitori o alle persone anziane di non accettare lavoro senza compenso, mi sento al contrario di non poter giustificare giovani che vivono sulle spalle dei genitori in attesa di un lavoro ben retribuito, senza impiegare il tempo libero nella collaborazione a progetti di lavoro innovativi che non includano ancora un compenso, a causa della mancanza di finanziamenti.

In questo particolare periodo di crisi serve: osare, andando contro gli schemi tradizionali che ci vorrebbero rinchiusi per sempre dentro un cubicolo di ufficio, dietro una scrivania con una pila infinita di scartoffie da redigere e correggere. Certo, ci sarebbe la sicurezza economica, ma a che prezzo? La promessa (malsicura) della tranquillità economica può forse restituirti i momenti meravigliosi che ti sei perso nella frenesia della tua febbrile corsa bramante quella eufemistica “pacca sulla spalla” da parte del tuo superiore che non si ricorda nemmeno il tuo nome?
E’ ora di riportare la nostra quotidianità a misura nostra, ricordandoci cos’è davvero importante e il vero scopo a cui è finalizzato ogni nostro sforzo: la sopravvivenza. E quando l’abbiamo assicurata a noi, ai nostri cari e a chiunque sia importante per noi; rimane l’incommensurabilità di una Vita intera da scoprire che ha la consistenza dei Sogni più di quanto ci azzardiamo ad immaginare.

Il mio malinconico e disincantato sguardo di giovane d’oggi si rivolge ad un orizzonte incerto, la cui tremula luce insorge a dissipare l’impenetrabile coltre di tenebre antistanti. Non saranno le mie parole a cambiare il mondo, ma le azioni che queste mie, e di tanti altri, fragili mani produrranno dissimulate dal Silenzio e dall’Indifferenza di chi resta crudelmente attaccato ad un glorioso Passato ormai incancrenito.

Giulia Di Crescenzo

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