Toccando il cielo con…un gambero

DiRedazione AquaGuide

Toccando il cielo con…un gambero

Tra i prodotti ittici i crostacei, e quindi anche i gamberi, costituiscono un’importante fetta di mercato che vede l’Europa insieme agli Stati Uniti e al Giappone fra i principali importatori e consumatori nel mondo. A causa dell’insoddisfacente reperibilità dei gamberi con la sola pesca, si è sviluppata nei decenni passati una vera e propria industria della gambericoltura che ha confermato alcuni Paesi asiatici come campioni di produzione: Thailandia, Cina, Vietnam e Taiwan ad esempio.

La costante e crescente richiesta di gamberi da parte dei mercati ha tuttavia determinato anche un grave impoverimento delle popolazioni naturali di gamberi di acqua dolce presenti in Europa, rendendoci sempre più dipendenti da fornitori che hanno sede al di fuori dei confini europei. Urge quindi la necessità di riconquistare la nostra indipendenza nella produzione locale dei gamberi – la quale comporterebbe una riduzione del rischio di un consistente incremento della mortalità dei gamberi “stranieri” nello stock, causata dallo stress del viaggio oltre che da un livello qualitativo non garantito data la difficoltà nell’appurare le condizioni ambientali e di allevamento degli animali importati.

In questa cornice ho avviato personalmente un progetto per la costituzione di un primo stock di riproduttori del Gambero Turco di acqua dolce (nome scientifico Astacus leptodactylus) di rilevanza commerciale. Esemplari di questa specie vengono importati settimanalmente da Paesi limitrofi alle coste italiane per soddisfare la domanda da parte di ristoranti, pescherie ed agriturismi che si trovano nell’entroterra del nostro Paese. L’obiettivo di questo mio progetto coniste nel realizzare un centro di riproduzione, sfruttando le potnzialità ed i vantaggi dell’Acquaponica in quanto sistema ecosostenibile che assicura un risparmio del 90% dell’acqua da utilizzare con il mantenimento di una sua corretta qualità chimico-fisica. La specificità del progetto risiede nella sua collocazione fisica – che intende dimostrare le possibilitàdi uso offerte da una terrazza esposta per l’intero arco del giorno al sole e ai venti forti – e nella scelta di materiali economici di facile reperimento per la costruzione delle infrastrutture dell’impianto.

Sono infatti convinto da molto tempo che è possibile rendere produttive dal punto di vista agroalimentare ed ittico e quindi riqualificare qualunque spazio urbano grande o piccolo che sia, sfruttando le opportunità offerte da una tecnologia di facile comprensione e gestione qual’è l’Acquaponica. Analogamente a quanto fatto alla fine del primo decennio di questo secolo a Gaza, in Palestina, dalla FAO – la prestigiosa organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa da molti anni nell’assistere le Nazioni nella lotta contro la fame promuovendo azioni e progetti per l’autosufficienza alimentare. In quel contesto, diverse decine di famiglie furono dotate di piccoli impianti di Acquaponica per la produzione di pesce e verdure, installati sui tetti piani delle abitazioni.

Una terrazza posta in alto offre vantaggi ma anche sfide. È un luogo sicuro e facilmente sorvegliabile. Non ci sono animali selvatici che possono introdursi né il pericolo di essere inondati nel caso di acquazzoni intensi e persistenti come oramai ci stiamo abituando ad avere. Il pavimento non offre spazio alla crescita delle erbacce evitando quindi la necessaria manutenzione e assicurando una migliore pulizia anche durante le operazioni quotidiane di gestione dell’impianto. D’altro canto, l’esposizione solare è forte così come la forza del vento che periodicamente proviene da terra e poi dal mare. Questi agenti naturali rappresentano i principali ostacoli che bisogna affrontare per rendere le condizioni operative dell’impianto idonee alla missione produttiva.

Nella scelta dei materiali ho dovuto tener conto del loro peso e di quanto spazio occupassero: ad esempio per limitare l’azione pressoria del vento ho preferito impiegare vasche di piccole dimensioni con annessi letti di crescita sopraelevati, con un’altezza totale non superiore ad 1,5 metri in maniera da avere un riparo da parte del muretto che corre lungo i tre lati della terrazza. I materiali di costruzione sono costituiti da polistirene espanso EPS, alluminio, pvc e da una guaina verniciabile per acqua potabile. Scelti appositamente per realizzare una struttura leggera e resistente, adatta per ospitare organismi commestibili e acqua non contaminabile dalle loro sostanze di scarto. L’utilizzo di un substrato costituito da argilla espansa, contenuto nei letti di coltivazione, permette la duplice funzione di filtraggio biologico dell’acqua e struttura di ancoraggio per le radici delle piante che si sono dimostrate in questo modo capaci di poter resistere anche a venti sostenuti, aiutate anche dal canne di bamboo poste come supporti per aiutare la loro crescita – come nel caso dei pomodori e dei cetrioli. In questo caso la profondità dei letti è stata valutata anche per favorire meglio l’ancoraggio dei vegetali. Il riparo da una eccessiva esposizione solare è stato realizzato utilizzando vecchie vele. Orientando le vele e appendendole con corde e cavi metallici rivestiti in plastica si è andata componendo una copertura ombreggiante in grado di lasciar passare la luce necessaria alle piante. La struttura così adibita è tanto elastica da assecondare i venti invece di contrastarli, così da evitare tensioni eccessive alla tela delle vele.

 

Letto di crescita di un impianto acquaponico sulla terrazza

 

Grazie anche all’isolamento termico dell’EPS sia nelle vasche dove stanno i gamberi che nei letti di crescita vegetale sovrastanti, la temperatura dell’acqua resta costamentemente nell’intervallo adeguato per il benessere dei gamberi e pesci, nonostante le alte temperature registrate in queste ultime settimane. Per aumentare il benessere dei gamberi sono stati introdotte in vasca lunghe pietre porose alimentate da un areatore a corrente elettrica e a basso consumo energetico; il loro compito è quello di ossigenare adeguatamente l’acqua mantenendo in sospensione anche le piccole particelle di cibo e i residui organici prodotti dai gamberi, così da farli aspirare periodicamente da una pompa sommersa che poi li manderà nei letti di crescita dove saranno successivamente mineralizzati dalle popolazioni di batteri benefici.

La protezione dal sole, da alte temperature e dall’azione del vento così ottenuta ha reso possibile iniziare ad ospitare, in condizioni simulate di carenza di acqua e di terreno inospitale, il primo gruppo di riproduttori del Gambero Turco provenienti da un lago della Grecia, rappresentando in questo modo, probabilmente, il primo esempio nella storia locale dell’allevamento di gamberi di acqua dolce ad un chilometro dal mare e ad una quota superiore ai 18 metri dal terreno sottostante. A questo riguardo infatti obiettivo secondario è quello di dimostrare la grande potenzialità offerta dalla produzione di astici di acqua dolce in una zona costiera, laddove gli abitanti sono abituati da sempre soltanto al consumo di crostacei marini. L’evidente e sempre più preoccupante difficoltà da parte del mondo della pesca di potersi approviggionare di gamberi tramite lo sfruttamento delle relative popolazioni marine selvatiche sta determinando uno spostamento dell’attenzione degli addetti alla commercializzazione e soprattutto dei ristoratori verso altre specie che possono essere reperite in Italia, e per le quali sono garantiti: maggiori livelli qualitativi, controllo del prodotto, ma anche un elevato valore economico aggiunto per chi li può vendere al consumatore finale.

In pratica il mercato è pronto per accogliere anche i gamberi di acqua dolce, tenuti in considerazione fino ad adesso solo nelle aree interne della nostra penisola dove esistono tradizioni culinarie anche molto antiche. La produzione dei gamberi di acqua dolce, che può ususfruire delle potenzialità dell’Acquaponica, consente la creazione in tempi ridotti di attività redditizie e aventi un profilo decisamente etico-ambientale, con la nascita di schiuditoi che possono garantire: sufficiente materiale da semina per gli impianti di ingrasso gestiti anche da terzi, una maggiore biosicurezza delle semine, l’eliminazione dei costi di trasporto da allevamenti posti fuori confine italiano.

L’ampia disponibilità di spazi urbani in stato di abbandono nelle nostre città può, con le attuali tecnologie di produzione ittica e agroalimentare, essere valorizzata per dare vita a nuove professionalità e a start-up all’avanguardia nei più svariati settori che includono anche il turismo sostenibile, la bioedilizia, il design di interni ed esterni…

Ad innovare su questa strada e con queste passione nel cuore, possiamo toccare se vogliamo il cielo con un dito…o meglio con un gambero!

Continuate a seguirmi nelle prossime settimane per saperne di più sul mio progetto sulla terrazza.

Dr. Davide Di Crescenzo

Articolo pubblicato su Pesceinrete

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